All my world

Justine

Ho deciso di acquistare questo libro in meno di un secondo per un semplice motivo: volevo sapere se l’unico modo di parlare di sadomaso nella letteratura moderna è quello affrontato dalla famosa serie delle cinquanta sfumature, oppure se era possibile farlo in una maniera più seria e realistica.

Ovvero partendo da ciò che l’s/m è: una passione, una condizione mentale che va ben al di là di ciò che si fa ma da come lo si affronta.

Incuriosito anche dall’ovvio (per chi conosce la letteratura di questo genere non può ignorare il parallelo con la Justine di sadiana memoria) richiamo al romanzo del Marchese De Sade, mi son detto che dovevo leggerlo per forza.

Il fatto poi che fosse scritto da una donna di una intelligenza, curiosità e schiettezza sublime hanno solo catalizzato la mia voglia di leggerlo.
Elena Bibolotti (su twitter @Bibolotty) accompagna tranquillamente il lettore per tutta la durata del romanzo.

L’ho letto in una settimana giusta, come è consono alle vicende narrate, anche se chiaramente molti sono i flashback amplificando il tempo e lo spazio in quei sette giorni di Justine.

Inutile spiegare di cosa parla questo libro raccontando i fatti narrati, l’autrice ha fatto davvero un lavoro magistrale nel separare la narrazione dalla semantica dell’opera.

Mentre gli avvenimenti scorrono, la centralità del tema è proprio nella mente di Justine.
Si hanno i classici contrasti alto e bassi dell’amore, ma anche di ogni sentimento che suscita in noi interesse e curiosità verso altre persone.

Nel leggere che Justine si concede a uomini si può assistere alla tristezza di un amplesso di convenienza, così come si scoprirà il tripudio del desiderio in circostanze che nella società moderna sarebbero considerate “estreme” o volgari.

In nome dell’amore l’autrice trasformerà una quotidiana stazione di Termini nello scenario più romantico del mondo.

Se già si comprende il genere, o se proprio non si hanno certe inclinazioni, una volta entrati in sintonia con ciò che la protagonista desidera, ci si commuove anche nella trepidazione dell’amore “non convenzionale” (cos’è convenzionale poi e cosa no?).

Capiterà quindi di leggere scene d’amore anche con parole tutt’altro che romantiche, ma che ne assumeranno tranquillamente quella veste, di come Justine sentirà di amare il suo uomo sinceramente, di un amore invasivo ma stupendo.

La narrazione tiene alta la tensione e i fatti non raggiungono mai chissà quale linguaggio esplicito. Come appunto premesso l’s/m permea tutta la vicenda ma si esplora molto di più ciò che invece di solito non si dice: che non occorre essere politici o ben collocati socialmente per essere attirati dal sadomaso, è più che altro un aspetto psicologico che può riguardare tutti.

Proprio in questo aspetto ho apprezzato il libro: mentre si scoprono alcune delle dinamiche di questo mondo si nota chiaramente che nel piano narrativo non c’è alcun squallido tentativo di guadagnare lettori con inutili racconti erotici o pornografici (parola strana se applicata ad uno scritto, ma dato che le immagini si chiamano così proprio perchè si possono immaginare…)

E’ anche un’opera che rispolvera i ruoli atavici dell’uomo e della donna, racconta del linguaggio del corteggiamento, di come si possa condurre il gioco anche come presunte “prede” (siano esse uomini o donne).
Di come si possa essere femmine anche senza necessariamente condurre le danze o di come si possa essere maschi semplicemente con una presenza tranquilla e d’intuizione.

Il libro fa riflettere inevitabilmente su temi d’attualità come il rispetto della donna e il femminicidio (parola che personalmente odio perchè riferita ad un concetto che è in realtà una degenerazione dell’amore e, come tale, non dovrebbe avere connotati di genere sessuale) perchè ne risulta che c’è molto più rispetto in un rapporto Master/slave (se voluto, ovviamente), piuttosto che in molti romanticismi che non sfogano nulla, che non elevano nulla e che generano violente gelosie per motivi futili come un pranzo assieme ad un/a collega o una serata assieme.

Con certi legami profondi, di cui solo in pochi siamo capaci (sì, mi ci metto dentro pure io se per almeno qualche istante sono riuscito a sentirmi sia all’altezza di M. il dominante del libro, sia nella mente della sottomessa Justine), certe violenze o addirittura certi delitti non ci sarebbero.

Non mi resta che augurarvi buona lettura, dunque.

Potete trovare informazioni sul libro qui.

L’amore che supera i confini non è mai perversione, è solo un punto di vista più suggestivo.” – Justine 2.0 “Il cuore è soltanto un muscolo” – Elena Bibolotti – pag. 84

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